Presentazione                    
                               
          Gianni Sassi era (è – vien voglia di dire, nessuno essendo integralmente e definitivamente scomparso; più che mai, nel suo caso, dati l’insieme delle realizzazioni, le molteplicità dei rapporti intrattenuti, l’influenza esercitata in più direzioni e per più scale) una di quelle rare persone che raccolgono in sé generosità mai narcisistica, entusiasmo progettante, competenza olimpionica in ambiti spazianti della comunicazione, dell’arte, dell’ “arte della comunicazione”. Coloriva, nel suo fare e nel suo esserci una passione ininterrotta per l’immagine, la parola, la musica, la riflessione, sorretta da capacità organizzative assolutamente desuete – parentesi: si è solito attribuire la nomea di “creatori” puramente ad autori di opere: sarebbe ora di passare tale glorificante attribuzione anche ad autori di costruzioni e conglomerati dotati di durata tramite donne e uomini e testi. Sue finalità, l’esposizione e la diffusione, senza concessioni alle banalità ed alle volgarizzazioni, della bellezza modernamente intesa, della ricerca degli artisti e dei pensatori. Da tutto ciò – ma molto altro potrebbero dire persone che gli sono state vicine più a lungo – l’impressione ricevuta sin dal primo incontro con lui (non ricordo se nella sede di “Alfabeta” o nella specchiera luminosa di “Milano Poesia”). Nella melma della mortificazione culturale e nel trionfo dell’ignoranza e dell’ansia mercantile che ci stanno angariando, il suo comportamento e la raggiera delle sue iniziative riemergono, quasi augurio concretizzato in esempi da studiare, di uno spostamento irrimandabile.

Giancarlo Majorino
2 ottobre 2003