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Interviste Intervista a Sergio Albergoni -Milano, 29 settembre 2004

Sergio Albergoni
Augusto De Ponti
William Xerra
 
 


Come ha conosciuto Gianni Sassi?

“Non ricordo bene la data, ma dovrebbe essere stato il 1960-’61. Lui era fidanzato con una ragazza che aveva un bar qui a Milano, in piazza Martini, da noi frequentato. Ci siamo presi subito, infatti, io sono considerato il socio storico di Sassi. La prima società che abbiamo costituito insieme è stata l’Al.Sa, Albergoni-Sassi appunto.”

Quando e come nasce il vostro studio pubblicitario, l’Al.Sa?

“L’Al.Sa nasce nel ’63.
Ero uno studio “grafichetto” iniziale, nato perché eravamo entrambi studenti e volevamo semplicemente guadagnare qualcosa.”
- Quali erano i vostri rispettivi compiti nella gestione dello studio?
“Gianni era sicuramente l’art director e io invece il copywriter. I compiti non si mischiavano mai perché io non sapevo usare la matita e lui non aveva la passione della scrittura.”
- Gianni Sassi studiava medicina, mi sa spiegare come si avvicina alla grafica?
“Sì, lui era iscritto a medicina quando ci siamo conosciuti. Non aveva tanto una passione per la grafica, ma per la pittura. Una passione che coltivava come cultura personale; ha anche provato a cimentarsi, ma non ha avuto una gran fortuna… E, come dicevo, ci siamo piegati all’ipotesi dello studio solo per fini economici. Poi, successivamente, lo studio è diventato un’agenzia vera e propria, tanto da affiancarsi ad una tipografia. Diventiamo, infatti, soci di una tipografia.”

Ecco, ma come avviene il passaggio all’attività tipografica?

“All’inizio affidavamo la stampa dei nostri “lavoretti”, come bigliettini e opuscoletti, a due o tre tipografie. In una di queste c’erano due ragazzi nostri contemporanei, Giovanni Neri e Bruno Pedrini. Sono venuti via dall’agenzia per cui lavoravano e tutti e 4 insieme ne abbiamo costituita una nostra, a Cologno Monzese.”- E si chiamava?
“Arti Grafiche La Monzese.”

Augusto De Ponti ci spiegava che all’inizio progettavate una pubblicità “normale”, poi quando iniziate a frequentare gli artisti, il vostro lavoro si differenzia dagli altri. Secondo lei, che cos’è che faceva la differenza?

“Non glielo so dire. Così era giudicato dagli altri. Per noi era un percorso culturale, ma non ci siamo resi conto: abbiamo iniziato come tutti: copiando e modificando. I clienti ci dicevano che erano cose troppo avanzate, ma alla fine con qualche leggero ritocco si rendeva accettabile… e comunque ripensando, alcune erano idee forti per quel periodo, anche se era un periodo positivo, molto vivace, forse troppo, tanto da essere considerato negativamente negli anni successivi.”



 
   
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