|
|
|
|
| |
Intervista
ad Augusto De Ponti
29 novembre 2004 - Milano
Augusto De Ponti è
stato uno dei primissimi collaboratori e soci di Gianni Sassi,
lavorando con lui nella tipografia Arti Grafiche La Monzese,
a cui rimase a lungo legato.
|
Sergio Albergoni
Neri - Pedrini
Arti Grafiche La Monzese
ED912
Polistil
Al.Sa
Neri - Pedrini |
-
A 21 anni lei era un calciatore professionista, ma ad certo
punto inizia a lavorare con Sassi e Albergoni. Come vi siete
conosciuti e come viene coinvolto nella loro attività?
Nel 1966 a Napoli, durante il servizio militare,
conosco Sergio Albergoni, che a Milano, insieme a Gianni Sassi,
aveva un piccolo studio pubblicitario in via Muratori. Una
tipografia a Cologno Monzese con altri due soci, Neri e Pedrini,
denominata “Arti Grafiche La Monzese”.
Lo studio pubblicitario lavorava per varie piccole aziende.
Io, non avevo mai lavorato in quel campo, ma mi appassionai
presto ed entrai in società nella tipografia in quello
stesso anno.
Imparai un po’ di tutto, in pratica, le cose che facevano
Sassi e Albergoni prima del mio arrivo: come si stampa, come
si prepara un lavoro da zero, fino alla consegna, che spesso
effettuavo personalmente.
La tipografia era in uno locale piccolissimo, praticamente
uno scantinato, e fin dall’inizio ricordo che l’attività
culturale affiancò quella puramente pubblicitaria:
di lì a poco sarebbe nata la casa editrice ED912.
L’agenzia pubblicitaria lavorava molto e acquisiva anche
clienti importanti, tipo la Polistil. La sede di via Muratori
divenne piccola, così Albergoni e Sassi si trasferirono
in Viale Cirene, costituendo l’Al.Sa. In questa fase
mentre io, con Neri e Pedrini, lavoravamo a Cologno Monzese,
Sassi e Albergoni lavoravano prevalentemente a Milano. Anche
la tipografia divenne insufficiente per la quantità
di lavoro, e si trasferì in una sede più grande,
sempre però a Cologno. Acquisì nuovi macchinari
che le consentirono di fare tutto in casa, anche quei lavori
che prima era costretta a dare fuori, come cataloghi d’arte
e poster di artisti e litografie.
|
Schwartz
Marconi
Mondino, Nespolo, Pardi, Adami, Volpini, Tadini, Scheggi,
Boetti, Simonetti
Palazzoli
George Maciunas
ED912
Bit
Till Neuburg
Bob, Noorda, Tovaglia, Carmi, Franzoni |
-
Ecco, proprio con gli artisti la tipografia e in genere l’attività
di Sassi ha un rapporto speciale…
Sì, la tipografia era molto ben frequentata:
Sassi era un appassionato di mostre d’arte fin da ragazzino
e poi frequentatore delle nuove gallerie che stavano nascendo,
quella di Schwartz e quella di Marconi. Conosceva, dunque,
molti artisti giovani che frequentavano la tipografia. Si
parla di Mondino, Nespolo, Pardi, Adami, Volpini, Tadini,
Scheggi, Boetti, Simonetti. Proprio con Simonetti, che aveva
fatto mostre con Schwartz, e con la Palazzoli, amica personale
di George Maciunas e quindi “importatrice “ a
Milano del fenomeno Fluxus, fonda nel 1967 la casa editrice
ED912 e progetta la rivista d’arte “Bit”.
Della medesima casa editrice era socio anche un giovane grafico
promettente, cioè Till Neuburg, anche lui assiduo frequentatore
della tipografia di Cologno, insieme ad altri nomi esordienti
tipo Bob Noorda, Tovaglia, Carmi e Franzoni, che impararono
quasi tutto da Sassi.
|
Polistil
Busnelli
Breton |
-
Perché secondo lei hanno imparato tutto da lui? Che
cosa secondo lei Sassi ha insegnato ai giovani grafici?”
Nei primissimi anni vedevo fare pubblicità
in un modo direi “normale”. Poi Sassi, conoscendo
e frequentando questo grande gruppo di artisti ed essendo
lui stesso molto creativo, iniziò in questo periodo
tutto quello che avrebbe fatto dopo. Cominciò ad avere
clienti importanti tipo la Polistil, che è stata il
trampolino di lancio, di seguito è venuto Busnelli
e dietro a questo la galleria Breton.
|
Gino Di Maggio
Albergoni, Schwartz
Tilt
Diaz |
-
Ci dice qualcosa di più a proposito della Galleria
Breton?
Viene aperta in Corso Porta
Romana nel 1969. Ufficialmente era di Gino Di Maggio, anzi
era proprio un negozio di Di Maggio, ma di fatto furono Sassi
e Albergoni a metterla in piedi. E Schwartz, amico personale
del grande poeta francese, li rimprovererà di aver
usato il grande nome a sproposito. Questa galleria fece pochissime
mostre, 2 o 3, forse 4. Sicuramente una intitolata “Tilt”
sui flipper, e una intitolata “Diaz”, con un manifesto
nero con stelle. Di queste due mostre esiste il catalogo,
delle altre non si sa nulla.
|
|
-
Chi era Gino Di Maggio?
Un piccolo
cliente dell’agenzia pubblicitaria di Sassi e Albergoni
con un’azienda normale, una ditta di ponteggi. Pian
piano Sassi e Albergoni diventando amici lo coinvolsero nelle
loro iniziative.
|
Polistil
Busnelli, Iris
Fabio Simion, Ummarino.
Consorzio Comunicazione
Balestrini, Dario Argento
Il corpo lesbico
Cramps
Albergoni, Mamone,
Nanni Ricordi, Colombini
Task
La Monzese
Giancarlo Quattro |
-
Tornando alla tipografia, in cui lei era più strettamente
coinvolto, come ha continuato la sua attività?
Il lavoro, come dicevo, era aumentato molto, aumentava,
dunque, la capacità produttiva della tipografia. La
sede Al.Sa di viale Cirene, a sua volta, divenne stretta e
così venne trasferita in via Leopardi, mantenendo lo
stesso nome. Aveva acquisito clienti importanti, non solo
Polistil e Busnelli, ma anche la Iris ceramiche. In quel periodo
si forniva da vari fotografi, in particolare, Fabio Simion
e Ummarino.
In questo periodo, nasce l’idea del Consorzio Comunicazione:
cioè ognuno dei soci della tipografia doveva avere
una società, cioè fare grafica, acquisire lavoro
e aumentare la clientela, stampare tutto e allargare, in questo
modo, la produzione.
Anche il fotografo Ummarino diventa socio del Consorzio.
Cominciano, anche, a circolare per l’agenzia e la tipografia
scrittori e musicisti. Si stampano libri per Balestrini e
Dario Argento. E anche per i collettivi femministi come “Il
corpo lesbico”. Poi nasce la Cramps con Sassi, Albergoni,
Mamone, Nanni Ricordi e un certo Colombini. E visto che gli
sviluppi di lavoro erano diventati tanti si apre anche l’agenzia
“Task” a Modena di cui erano soci Sassi, Albergoni,
“La Monzese” e Giancarlo Quattro.
|
Task, Iris
Ceramiche di Imola
Atena, Salotti Veronesi |
-
Per chi lavorava la Task?
I clienti
della Task erano tutte le consociate della Iris: Ceramiche
di Imola, Atena e Salotti Veronesi.
|
Re Nudo
Balestrini, Piperno, Negri, Moretti
Al.Sa |
-
Prima ha accennato alla casa editrice ED912. Esiste un catalogo
di tutto quello che ha pubblicato questa casa editrice, come
i libri di Balestrini o degli altri autori?
Purtroppo no…ricordo che c’era anche un
libro sulla Francia del ’68. Alcune riviste facevano
un numero o due poi basta, altre, invece, erano solo un progetto.
Abbiamo anche stampato “Re Nudo”, solo l’inizio
però…. Poi c’era tutto il gruppo Balestrini,
Piperno, Negri, Moretti… Sassi li ha conosciuti…e
di questi abbiamo stampato 20 o 30 libri, almeno 2000 copie
ciascuno…tutte invendute. Questo ha provocato il tracollo
della Monzese, che era costretta a farsi finanziare dall’Al.Sa,
mentre nel progetto doveva essere il contrario… e conseguentemente
fallì anche l’Al.Sa.
|
Albergoni, Neri, Pedrini
Cramps
Al.Sa
La Monzese
Neri
Burago |
-
Ma chi prendeva le decisioni per la tipografia?
Ci riunivamo tutti noi 5: Sassi, Albergoni, Neri, Pedrini
ed io. Si discuteva se andava bene a tutti stampare o no un
libro, e di solito eravamo sempre d’accordo. Ci si vedeva
2 volte all’anno per fare il bilancio: si vedevano le
perdite, si parlava se c’era un investimento da fare,
tipo i dischi della Cramps o altro…e non c’è
mai stato nessuno che si sia opposto.
Infatti, la rottura è avvenuta quando è stato
detto di no. Lì c’è stata la divisione
e le due società si sono separate, l’Al.sa da
una parte e La Monzese dall’altra. Questo è successo
circa nel ’76-’77. C’è stata una
riunione se proseguire o no. Due soci erano senza interesse,
l’unico che tentennava un po’ era Neri, però
praticamente è andata avanti ancora un anno, un anno
e mezzo poi basta. Le macchine sono andate vendute. Siccome
era entrata la Burago come cliente, ha rilevato la macchina
da stampa, e con i soldi della Burago si è pagato chi
si doveva pagare.
|
Multhipla, Di Maggio
La Monzese
Fondazione Mudima
Di Maggio, Multhipla
Antonio Piccinardi
Barbarossa
I piatti di Baj
Parmiggiani, Malevich
Simion, De Paoli |
-
Dopo la rottura cosa è successo?
In
pratica, ho smesso di lavorare con Sassi e Albergoni nel ’78,
e dopo ho continuato a nel ramo della tipografia e della pubblicità..
Sassi ha continuato a occuparsi, come voleva, di musica poesia,
arte, Albergoni, invece, ha continuato nella pubblicità
legato ancora, solo nominalmente, alle iniziative di Sassi.
Dopo il ’78, nasce Multhipla in una cantina di via Caposile,
come casa editrice di Di Maggio, ma in pratica faceva tutto
Sassi. All’inizio era stampata da La Monzese. Della
rivista escono pochi numeri. Di Maggio fino al ’90,
cioè fino all’apertura della Fondazione Mudima,
non farà più il gallerista, continuando invece
ad occuparsi della sua ditta di ponteggi con frequenti viaggi
in Libia.
Era Sassi l’ideatore e il motore di tutte le iniziative:
convince Di Maggio a fare Multhipla, così come convince
Antonio Piccinardi, suo compagno di scuola di liceo classico
e frequentatore con lui di mostre d’arte, che in quegli
anni era direttore di una ditta di fibbie e bottoni in via
Isonzo, ad aprire un ristorante.
Il ristorante Barbarossa fu attivo dal 1971 al 1975 in via
Cerva. Sassi fece il marchio e organizzò eventi importanti
tipo “I piatti di Baj” e le mostre di Parmiggiani
e Malevich. I fotografi in quel periodo erano Simion e De
Paoli.
|
Piccinardi
Polistyl
Lea Vergine, Franco Quadri, Vercelloni, Carloni
Battiato, Busnelli
Finardi, Battiato, Cramps, Consorzio Comunicazione, Task |
-
Piccinardi si occupava della cucina o di qualche aspetto particolare
di questo ristorante?
Piccinardi faceva
il proprietario, stava alla cassa! Si organizzavano varie
mostre o serate a tema, tipo la serata della Polistyl per
la presentazione dell’omino rosso, che era una palla
di ferro con un cerchietto: il marchio della Polistil ideato
da Sassi. In queste occasioni si invitavano a cena personaggi
come Lea Vergine, Franco Quadri e giornalisti come Vercelloni
e Carloni, tutti personaggi che adesso sono in alto. Si faceva
circa una serata all’anno. L’omino rosso è
andato avanti per quattro anni, circa. Poi si facevano le
serate con Battiato e Busnelli, quello dei divani. Entravano
molti soldi, milioni! Ma dovevano servire a finanziare tutto:
Finardi, Battiato, la Cramps, il Consorzio Comunicazione,
la Task…insomma entrate 2 uscite 25!
|
Index-Archivio critico dell’informazione
Sigiani, Siliato
Berlusconi, Pilati
Rai
Raffaella Agostini
Club TuratI
Carlo Ripa di Meana |
-
Facevano tutti così gli studi pubblicitari allora ogni
volta che ideavano una campagna importante?
Si, forse si, non so, fatto sta che il nostro tenore
di vita era altissimo!
Un’altra iniziativa di quegli anni era Index-Archivio
critico dell’informazione, in cui lavoravano Sigiani,
Siliato, che adesso è il braccio destro di Berlusconi,
Pilati, che adesso è nella Rai e Raffaella Agostini.
Furono stampati due numeri, mai distribuiti. Come dire di
lavori ne abbiamo fatti tanti.
Anche il Club Turati di Carlo Ripa di Meana fece stampare
i suoi libretti, e senza pagarli mai! È tutta gente
che ha fatto i soldi, tranne Sigiani, mi dicono…anche
noi col lavoro che avevamo, oggi, avremmo potuto essere la
Fiat!
Invece non si poteva… a qualsiasi riunione era comunque
così… si facevano le riunioni alla fine dell’anno,
e mancavano i soldi, ma se si voleva fare una cosa, Sassi
e Albergoni decidevano di farla, e basta, senza dar colpa
a loro, praticamente la maggioranza…E allora si faceva.
Sarebbe stato tutto diverso se noi fossimo andati avanti con
la tipografia e loro con l’agenzia di pubblicità,
non dovevamo occuparci anche di musica…Ma Sassi non
si sarebbe divertito, e con lui, Albergoni.
Cose grandiose le ho fatte e non rimpiango niente, però…non
è rimasto niente!
Sassi si divertiva così, e ti dirò…mi
sta succedendo anche a me!
|
|
|