Interviste
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Le interviste  


Intervista
a
Jean-Jacques Lebel
Parigi,
Agosto 2005

Ciao, Gianni!
Il mio intervento si dovrebbe intitolare Elogio di Gianni Sassi perché era un personaggio davvero unico. Ognuno di noi, almeno così spero, incontra nel corso della sua esistenza, due o tre personaggi – non di più – fuori dal comune, fuori dimensioni, fuori limite, fuori norma, fuori epoca, che ci obbligano a cambiare e a ridefinire il senso dell’esistenza. Gianni Sassi, per me, fu uno
di quelli. Per primo, mi ha fatto capire quanto l’amicizia – così come l’amore – sia una fonte
di energia fondamentale, ed un motore assolutamente necessari a quelli per cui vivere significa non solo sopravvivere, ma lottare collettivamente per inventare modi alternativi di innovazione culturale e di trasformazione sociale.


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Intervista
a
Giuliano Mauri
Piacenza,
Gennaio 2005

- Quando hai conosciuto Gianni Sassi?

Nell’ ’82-’83, gli passai un articolo per Alfabeta. Da lì ci siamo frequentati assiduamente.


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Intervista
a
Sergio Albergoni
Milano,
29 settembre 2004

- Come ha conosciuto Gianni Sassi?

Non ricordo bene la data, ma dovrebbe essere stato il 1960-’61. Lui era fidanzato con una ragazza che aveva un bar qui a Milano, in piazza Martini, da noi frequentato. Ci siamo presi subito, infatti, io sono considerato il socio storico di Sassi. La prima società che abbiamo costituito insieme è stata l’Al.Sa, Albergoni-Sassi appunto.


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Intervista
a
Augusto De Ponti
Milano,
20 novembre 2004




- A 21 anni lei era un calciatore professionista, ma ad certo punto inizia a lavorare con Sassi e Albergoni. Come vi siete conosciuti e come viene coinvolto nella loro attività?

Nel 1966 a Napoli, durante il servizio militare, conosco Sergio Albergoni, che a Milano, insieme a Gianni Sassi, aveva un piccolo studio pubblicitario in via Muratori. Una tipografia a Cologno Monzese con altri due soci, Neri e Pedrini, denominata “Arti Grafiche La Monzese”.
Lo studio pubblicitario lavorava per varie piccole aziende. Io, non avevo mai lavorato in quel campo, ma mi appassionai presto ed entrai in società nella tipografia in quello stesso anno.
Imparai un po’ di tutto, in pratica, le cose che facevano Sassi e Albergoni prima del mio arrivo: come si stampa, come si prepara un lavoro da zero, fino alla consegna, che spesso effettuavo personalmente.
La tipografia era in uno locale piccolissimo, praticamente uno scantinato, e fin dall’inizio ricordo che l’attività culturale affiancò quella puramente pubblicitaria: di lì a poco sarebbe nata la casa editrice ED912.
L’agenzia pubblicitaria lavorava molto e acquisiva anche clienti importanti, tipo la Polistil. La sede di via Muratori divenne piccola, così Albergoni e Sassi si trasferirono in Viale Cirene, costituendo l’Al.Sa. In questa fase mentre io, con Neri e Pedrini, lavoravamo a Cologno Monzese, Sassi e Albergoni lavoravano prevalentemente a Milano. Anche la tipografia divenne insufficiente per la quantità di lavoro, e si trasferì in una sede più grande, sempre però a Cologno. Acquisì nuovi macchinari che le consentirono di fare tutto in casa, anche quei lavori che prima era costretta a dare fuori, come cataloghi d’arte e poster di artisti e litografie.


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Intervista
a
William Xerra
Piacenza,
20 ottobre 2004

Conversazione con William Xerra, sua moglie Rosalba ed Eugenio Gazzola

Xerra - Ho lavorato a diversi Milanopoesia con Gianni Sassi. Nel 1990 mi chiamò e mi disse :
“Fai un grande pannello, chiama tutti gli altri e fate un’ opera”.
Allora non sapevo bene cosa fare…ma ero molto emozionato e onorato che mi avesse scelto per un compito così importante. Dovevo per così dire essere una sorta di regista per tutti gli artisti che si ritrovavano ogni anno a quell’appuntamento, bello e importante come era Milanopoesia. Sentivo che in quell’esperienza qualcosa si avviava verso una conclusione. Così nacque la “Grande tavola “ un pannello alto tre metri per otto metri e mezzo di lunghezza, il più grande dei “vive”, cui parteciparono oltre sessanta artisti e partecipanti alla manifestazione. Conclusi la performance, durata alcuni giorni, con una enorme cancellatura finale. Nello stesso anno su “La Gola” Colonnetti scrisse un pezzo molto dettagliato su quest’opera.

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