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| Concerto di
Cage al Lirico |
1977 |
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“….
Io non so perché migliaia di giovani siano andati al
Lirico quella sera, che cosa si aspettassero, se sapessero
chi era e cosa faceva John Cage. Quello che è certo
è che per qualche decina di minuti si predisposero
in silenzio e raccoglimento ad ascoltare il concerto. Sono
così finiti nella trappola tesa loro da uno degli ultimi
grandi provocatori dell’avanguardia del nostro secolo,
che si mise a sillabare senza pietà Empty Words (Parole
Vuote) per due ore e mezza. Il ‘pubblico era costretto
a scoprire le carte: ammettere di essersi sbagliato e lasciare
la sala; ascoltare il «concerto»; interrompere
con la forza la voce sommessa e disturbante; divenire protagonista
della situazione. Quella sera il pubblico non poté
rimanere ‘pubblico’ e non riuscì a fare
nessuna di queste cose. In sala accadde di tutto, ma non riuscì
nulla. ….Cage terminava tranquillamente la sua recitazione
all’ora fissata senza che uno solo degli spettatori
fosse uscito dal teatro.”
Gianni Sassi
(“I giovani prontamente inseguiti”- Alfabeta n.
5 - settembre 1979) “La performance di Cage
fu quanto di più pulito e semplice si possa immaginare.
Uno schermo su cui si avvicendavano semplici elaborazioni
grafiche e in un angolo, su un tavolino illuminato da un abat-jour,
trovava posto un microfono da tavolo al quale Cage salmodiava,
con tutta calma, “Empty words” (parole vuote):
dei fonemi elaborati casualmente, tratti dai testi di Thoreau.
….La sera del concerto il teatro straboccava di pubblico.
Puntuale cominciò la performance. Dopo l’applauso
di rito, si fece un silenzio religioso rotto sporadicamente
dai fonemi che Cage scandiva placidamente. Passarono così
i primi minuti.
Fruscii e scricchiolii provenivano dalle poltrone e dagli
abiti di chi cominciava a sentirsi a disagio nella propria
pelle. … Ancora qualche minuto ed il sospetto si
tramutò in orribile certezza. Quello che all’inizio
fu un fondo sonoro legato al disagio ed all’imbarazzo
per la stranezza della situazione, crebbe, crebbe progressivamente
diventando presto un forte mormorio punteggiato da lazzi,
risa, battutacce; qualcuno cominciò ad alzarsi rumorosamente,
a protestare, a fischiare, urlare.
Il vegliardo procedeva, apparentemente imperturbabile, per
la propria strada! … Il concerto durò più
di due incredibili ore!…Poi d’improvviso, Cage
finì, si tolse gli occhiali, si alzò e, con
nostra sorpresa e raccapriccio, fece qualche passo verso il
pubblico con le braccia aperte.
Partì un imprevedibile applauso! …Il pubblico
fu risvegliato come da una strana malia: nessuno, dico nessuno,
aveva osato abbandonare il teatro. Cage, “l’angelo
sterminatore” di Buñueliana memoria, gliel’aveva
impedito con la potenza di pochi suoni intonati a bassa voce
e dei miseri segni graffiati su delle diapositive.
Tutti quelli con cui ebbi modo poi di parlare della serata
la ricordarono come un evento straordinario, incomprensibile,
ma straordinario…. Come se avesse messo tutti di fronte
a sé stessi.”
Patrizio Fariselli
Dal sito ufficiale di Patrizio Fariselli: http://www.fariselliproject.com/storie/tit6.html |
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