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  Eventi
 
AA.VV. '92

1992

Banana Lumière

1981

Concerto John Cage al Lirico
1977

Donne in poesia
1989


Guerra alla guerra
1982

Il Concerto
1979

Il gruppo’93
ultime tendenze della poesia
e della narrativa
1992


Il treno di Cage
1981


L'orecchio nell'occhio
1992

La scienza
tra pratica e utopia

1984

Milanopoesia
1983-1992

Milanopoesia Forum
La costruzione del bello
1991


Milanopoesia Forum
Maastricht. Rijnsburg,
la critica della cultura
e la nascita dei nuovi saperi
1992


Milanosuono

1993


Omaggio
a Demetrio Stratos

1989

Poesia ballerina

Pollution
per una nuova estetica dell’inquinamento
1972

Polyphonix
1972

Righe a ballo

Settegiorni Satie
1983

The disappearing
pheasant
Italian poetry today
1990

Ubi fluxus, ibi motus
1981


Una dama e quattro poeti

1982
 
Concerto di Cage al Lirico
1977
 
“…. Io non so perché migliaia di giovani siano andati al Lirico quella sera, che cosa si aspettassero, se sapessero chi era e cosa faceva John Cage. Quello che è certo è che per qualche decina di minuti si predisposero in silenzio e raccoglimento ad ascoltare il concerto. Sono così finiti nella trappola tesa loro da uno degli ultimi grandi provocatori dell’avanguardia del nostro secolo, che si mise a sillabare senza pietà Empty Words (Parole Vuote) per due ore e mezza. Il ‘pubblico era costretto a scoprire le carte: ammettere di essersi sbagliato e lasciare la sala; ascoltare il «concerto»; interrompere con la forza la voce sommessa e disturbante; divenire protagonista della situazione. Quella sera il pubblico non poté rimanere ‘pubblico’ e non riuscì a fare nessuna di queste cose. In sala accadde di tutto, ma non riuscì nulla. ….Cage terminava tranquillamente la sua recitazione all’ora fissata senza che uno solo degli spettatori fosse uscito dal teatro.”

Gianni Sassi
(“I giovani prontamente inseguiti”- Alfabeta n. 5 - settembre 1979)

“La performance di Cage fu quanto di più pulito e semplice si possa immaginare.
Uno schermo su cui si avvicendavano semplici elaborazioni grafiche e in un angolo, su un tavolino illuminato da un abat-jour, trovava posto un microfono da tavolo al quale Cage salmodiava, con tutta calma, “Empty words” (parole vuote): dei fonemi elaborati casualmente, tratti dai testi di Thoreau.
….La sera del concerto il teatro straboccava di pubblico.
Puntuale cominciò la performance. Dopo l’applauso di rito, si fece un silenzio religioso rotto sporadicamente dai fonemi che Cage scandiva placidamente. Passarono così i primi minuti.
Fruscii e scricchiolii provenivano dalle poltrone e dagli abiti di chi cominciava a sentirsi a disagio nella propria pelle.
… Ancora qualche minuto ed il sospetto si tramutò in orribile certezza. Quello che all’inizio fu un fondo sonoro legato al disagio ed all’imbarazzo per la stranezza della situazione, crebbe, crebbe progressivamente diventando presto un forte mormorio punteggiato da lazzi, risa, battutacce; qualcuno cominciò ad alzarsi rumorosamente, a protestare, a fischiare, urlare.
Il vegliardo procedeva, apparentemente imperturbabile, per la propria strada!
… Il concerto durò più di due incredibili ore!…Poi d’improvviso, Cage finì, si tolse gli occhiali, si alzò e, con nostra sorpresa e raccapriccio, fece qualche passo verso il pubblico con le braccia aperte.
Partì un imprevedibile applauso! …Il pubblico fu risvegliato come da una strana malia: nessuno, dico nessuno, aveva osato abbandonare il teatro. Cage, “l’angelo sterminatore” di Buñueliana memoria, gliel’aveva impedito con la potenza di pochi suoni intonati a bassa voce e dei miseri segni graffiati su delle diapositive.
Tutti quelli con cui ebbi modo poi di parlare della serata la ricordarono come un evento straordinario, incomprensibile, ma straordinario…. Come se avesse messo tutti di fronte a sé stessi.”

Patrizio Fariselli
Dal sito ufficiale di Patrizio Fariselli:
http://www.fariselliproject.com/storie/tit6.html