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| Ubi fluxus,
ibi motus |
Venezia,
26 maggio-30 settembre 1990 |
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Il moto di Fluxus si arresta per una stagione a Venezia e
si condensa in una variegata e stimolante partecipazione di
quegli artisti, dei loro antenati, dei loro simili confratelli,
negli antichi Granai della Serenissima, alla Giudecca, in
coincidenza con la XLIV Esposizione Internazionale d’arte
della Biennale. |
La
sintesi delle arti è l’obiettivo perseguito da
Fluxus: un’aspirazione antica, che ha le sue origini
nel nostro rinascimento per essere poi recepita anche dalle
moderne avanguardie come Futurismo e Dadaismo. In aggiunta,
Fluxus, al principio degli anni Sessanta, ne ha determinato
l’irruzione nel presente, nello spicciolo quotidiano,
superando e agitando l’atteggiamento dei pioneri pop,
inglobando, di qua e di là dall’Atlantico, le
energie artistiche più eterogenee, passando dall’opera
fine a se stessa, al gesto decisivo e aggressivo che investe
la creatività del singolo per farne un’operazione
collettiva, pressoché acefala, ma non anonima.
Tra le avanguardie del secondo dopoguerra, il movimento Fluxus
è certamente quello che ha avuto maggiori conseguenze
e nel quale forse ancora si riconosce un gran numero di giovani
contemporanei. “Ubi fluxus ibi motus” è
il titolo fluente che Achille Bonito Olivva ha voluto imprimere
a questa mostra “Ambiente Berlin”, che la Biennale
ha presentato nel padiglione centrale. |
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