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  Eventi
 
AA.VV. '92

1992

Banana Lumière

1981

Concerto John Cage al Lirico
1977

Donne in poesia
1989


Guerra alla guerra
1982

Il Concerto
1979

Il gruppo’93
ultime tendenze della poesia
e della narrativa
1992


Il treno di Cage
1981


L'orecchio nell'occhio
1992

La scienza
tra pratica e utopia

1984

Milanopoesia
1983-1992

Milanopoesia Forum
La costruzione del bello
1991


Milanopoesia Forum
Maastricht. Rijnsburg,
la critica della cultura
e la nascita dei nuovi saperi
1992


Milanosuono

1993


Omaggio
a Demetrio Stratos

1989

Poesia ballerina

Pollution
per una nuova estetica dell’inquinamento
1972

Polyphonix
1972

Righe a ballo

Settegiorni Satie
1983

The disappearing
pheasant
Italian poetry today
1990

Ubi fluxus, ibi motus
1981


Una dama e quattro poeti

1982

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Ubi fluxus, ibi motus
Venezia, 26 maggio-30 settembre 1990
 

Il moto di Fluxus si arresta per una stagione a Venezia e si condensa in una variegata e stimolante partecipazione di quegli artisti, dei loro antenati, dei loro simili confratelli, negli antichi Granai della Serenissima, alla Giudecca, in coincidenza con la XLIV Esposizione Internazionale d’arte della Biennale.

   
         
La sintesi delle arti è l’obiettivo perseguito da Fluxus: un’aspirazione antica, che ha le sue origini nel nostro rinascimento per essere poi recepita anche dalle moderne avanguardie come Futurismo e Dadaismo. In aggiunta, Fluxus, al principio degli anni Sessanta, ne ha determinato l’irruzione nel presente, nello spicciolo quotidiano, superando e agitando l’atteggiamento dei pioneri pop, inglobando, di qua e di là dall’Atlantico, le energie artistiche più eterogenee, passando dall’opera fine a se stessa, al gesto decisivo e aggressivo che investe la creatività del singolo per farne un’operazione collettiva, pressoché acefala, ma non anonima.
Tra le avanguardie del secondo dopoguerra, il movimento Fluxus è certamente quello che ha avuto maggiori conseguenze e nel quale forse ancora si riconosce un gran numero di giovani contemporanei.
“Ubi fluxus ibi motus” è il titolo fluente che Achille Bonito Olivva ha voluto imprimere a questa mostra “Ambiente Berlin”, che la Biennale ha presentato nel padiglione centrale.