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Fluxus |
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L’arte
come sovversione individuale
Gino di Maggio
Si avvia verso il suo decennio conclusivo un secolo straordinario.
Malgrado le tragedie che ci lasciamo alle spalle, il bilancio
che ereditiamo, pur contraddittorio, è largamente positivo.
Grandi cambiamenti sono avvenuti. Gli uomini sono più
liberi e quindi più vivi. “Ubi fluxus ibi motus”
vuole essere la rilettura di uno dei percorsi di questo secolo,
certo quello che amiamo di più, che nel suo diventare
ha contribuito in modo importante al profondo modificarsi
dello “stato di cose presenti”, e non solo nello
specifico suo proprio, la storia dell’arte.
Fluxus nasce come reazione, come abbandono, come negazione
di una realtà che è la realtà della superindustrializzazione,
del superconsumismo, del superimperialismo. Nasce come negazione
di una realtà che ha alle sue spalle le stragi scientifiche
di Auschwitz e Hiroshima e ha di fronte a sé le ancor
più sofisticate stragi vietnamite. Evidenzia la realtà-spettacolo
del mondo, e la possibilità di affermare la propria
estraneità allo spettacolo, la propria differenza.
(Dalla prefazione del Catalogo della sezione Fluxus della
Biennale di Venezia – continua)
Rimozione di ostacoli
Gianni Sassi
Certamente la foglia che galleggia gettata nella corrente
ci segnala la direzione, evidenzia la velocità, ci
trasmette i sussulti e le asperità di un navigare quasi
mai lineare e tranquillo ma continuamente obbligato a superare
impedimenti, rallentamenti, burrasche, deviazioni.
Il flusso delle idee è stato spesso costretto in melmose
paludi, deviato dai continui e sistematici ostacoli ideologici
che le forze conservatrici costruivano sul suo percorso, a
volte bonificandolo, immettendolo con violenza in monotoni
canali, con l’evidente scopo di modificarne l’esuberanza
e di sedarne la vivacità.
Nel tratto poi che corrisponde al nostro secolo, forse per
la piatta morfologia del terreno e per le mutate condizioni
ambientali, il flusso si è trovato in una condizione
insopportabile ed è stato costretto a chiedere aiuto
alle energie più viver che possedeva.
Queste forze dirompenti hanno iniziato a far saltare ponti,
a demolire viadotti a distruggere dighe e argini in vere e
proprie azioni di guerriglia con l’obbiettivo di consentire
alle idee di scegliere liberamente il loro percorso.
Questa sistematica rimozione di ostacoli costituisce appunto
la dominante delle tendenze artistiche del secolo, percorso
da continue ondate di sussulti normalizzatori alternati a
spinte innovatrici verso l’inesauribile ricerca di una
possibile modernità. Artisti, intellettuali, liberi
pensatori solitari o complici dei movimenti delle avanguardie
storiche si sono assunti il compito spesso ingrato di aprire
varchi alle spinte più vivaci, tese a costruire scenari
inusitati e laicamente innovativi.
Negli anni Sessanta Fluxus si è trovato su questa lunghezza
d’onda con grande energia, radicalizzando le sollecitazioni
delle precedenti avanguardie e tracciando nuovi percorsi all’inesauribile
mercato delle idee.
Folgoranti intuizioni hanno consentito di tracciare le basi
e costruire nuovi strumenti adatti a comprendere le spinte
trasformatrici interne al corpo sociale, mentre tenaci forze
connettive – tuttora impegnate nella loro attività
- hanno informalmente ridisegnato la geografia e gli scenari
del mondo intero.
Presentare Fluxus oggi al grande pubblico significa dunque
fornire un repertorio di intuizioni e di poetica che forse
potrebbe essere utile alle nuove generazioni per mettere a
punto gli strumenti necessari ad affrontare la complessità
del reale. Da un lato si tratta di rendere omaggio al lavoro
di una generazione, rimosso ed emarginato per ragioni di ordine
prevalentemente politico; dall’altro si tratta di verificare
se l’energia di Fluxus possa ancora avere forza dirompente
e in quale misura oggi i componenti del movimento siano ancora
in grado di rimuovere gli ostacoli che rallentano la corsa.
Ultimo e non minore per importanza, lo stato di virulenza
oggi necessario a riavviare il motore dell’elaborazione
teorica per uscire dall’imbarazzo delle ideologie. Imparare
a rivedere le cose da un punto di osservazione libero da modelli
e guardare il mondo con atteggiamento laico nel continuo sforzo
di modernizzarlo, questa è per me la lezione di Fluxus.
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