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| Polyphonix |
Milano,
22-27 giugno 1983 |
festival internazionale di poesia ‘diretta’, video,
musica, performances, danza e teatro |
Così veniva presentato l’evento nella suo libretto
informativo: “Milano non è più una città
chiusa e turrita, come l’ha definita un giovane poeta
qualche anno fa. Milano sta diventando una città aperta,
una città sonora, e dimostra che una scelta politica
e culturale laica e non dogmatica può dare frutti cospicui.
Siamo ben al di là del clima della ‘festa’
o della dissipazione: Milano vuole riaffermare il proprio
ruolo di spazio culturale urbano non secondo a nessun altro.
In questa prospettiva l’arrivo di Polyphonix, ormai
festival annuale a Parigi, va visto come un’apertura
rigorosa e insieme audace; Polyphonix propone infatti la poesia
diretta , la poesia che esce dalla pagina, la poesia dunque
come atteggiamento e lavoro mentale che sa espandere i propri
confini.
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La poesia
sta uscendo da una situazione puramente difensiva e di sopravvivenza.
Pur sapendo bene di essere e di dover rimanere dentro il linguaggio.
Ha acquisito la consapevolezza di molti linguaggi (dal corpo
all’elettronica) senza rinunciare alla propria vocazione
di sfida al silenzio. Una polifonia, dunque, come l’ha
definita Jean Jacques Lebel, una polisemia, una polivalenza,
contro i moralismi e le chiusure di una parte dell’avanguardia,
che ha ceduto a tentazioni del silenzio. Pubblico e poesia
si mescolano e questa mescolanza non ha prodotto, come qualcuno
credeva o sperava, la fine della poesia, ma una sua prodigiosa
proliferazione. Di fatto, si è potuto constatare che
l’entrata in scena della poesia non ha coinciso con
una sua deformazione: il silenzio dimora anche sulla scena;
è tra i suoi interstizi, o navigando ai suoi margini,
che la poesia nasce vive e muore scandita dal silenzio scenico.
Ma sulla scena altri suoni e movimenti si aggiungono, altri
ritmi, che rendono il senso delle parole più tagliente,
e profondo. Evocazioni e richiami si aggiungono a suoni e
significati, come aloni dilatati non come limitazioni. Milano
porta a una poesia aperta, avventurosa , impavida, che attraversa
da ogni lato la devastazione linguistica in cui siamo quotidianamente
immersi per indicare uscite di salvezza, per disinquinarci,
con tutti i mezzi che con la sua forza è in grado di
mettere in campo, senza preclusioni, con quel rigore sperimentale
che è definizione della sua modernità.”
Organizzazione a cura di:
Associazione Polyphonix
Cooperativa Intrapresa
Radio Città
Hanno partecipato:
Giorgio Bassani, Franco Battiato, Dario Bellezza, Franco Beltrametti,
Juliene Blaine, Peter Blegvad, Bart Chabot, Parizia Costa,
Maurizio Cucchi, Soirèè Dada, Bruno de Franceschi,
Bruno di Bernardo, Christian Descamps, Esther Ferrer, Enestina
Giardini Ricci, John Giorno, Milli Graffi, John Graeaves,
Coop Gruppo Teatro G, Sten Hansson, Bernard Heidsieck, Juan
Hidalgo, Francois Janicot, Tomaso Kemeny, Tommaso Landolfi,Joelle
Leandre, valeria Magli, Giancarlo Maiorino,Walter Marchetti,Michèle
Metal, Paul Nagy, Giulia niccolai, Annick Nozati, Tibor Papp,
Pier Paolo Pisolini, Sandro Penna, Giusto Pio,Antonio Porta,
Giovanni Roboni,Amelia Rosselli, Anna Sanna, Edoardo sanguineti,
Armand Scwerner, Lydia Schouten, Adriano Spatola, arrigo Lora
Totino, Gianni Toti, Giuseppe Ungaretti, Patrizia Vicinelli,
Lorenzo Vitalone, Gruppo Zaj, Andrea Zanzotto, Allen Zweig.
Programma:
Proiezioni film/video
Guerre à la guerre, 1982 (A. Ginsberg, A. Voznessenskij,
K. Shiraishi, H. Hegazi, M. Darwich, K. Ladik)
One world poetry, 1981 (Babette, D.Di Prima, L.K.Johnson,
W.Burroughs, J.C. Clarke, L. Anderson, Tuxedo Moon)
Poetry in motion, 1982 (Ron Mann, W.Burroughs, J. Cage, J.
Cortez, A. Waldman, A. Baraka, G. Snyder).
La poesia che dice no, 1982 (Antonio Porta, Gianni Jannelli,
Paolo Bessegato)
Futura poesia sonora, 1983 (Lorenzo Vitalone, Valeria Magli,
Arrigo Lora-totino, Giaccari) |
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