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Milanopoesia




Grande tavola


La Gola
Colonnetti

Conversazione con William Xerra, sua moglie Rosalba ed Eugenio Gazzola
20 ottobre 2004 - Piacenza


Xerra - Ho lavorato a diversi Milanopoesia con Gianni Sassi. Nel 1990 mi chiamò e mi disse :
“Fai un grande pannello, chiama tutti gli altri e fate un’ opera”.
Allora non sapevo bene cosa fare…ma ero molto emozionato e onorato che mi avesse scelto per un compito così importante. Dovevo per così dire essere una sorta di regista per tutti gli artisti che si ritrovavano ogni anno a quell’appuntamento, bello e importante come era Milanopoesia. Sentivo che in quell’esperienza qualcosa si avviava verso una conclusione. Così nacque la “Grande tavola “ un pannello alto tre metri per otto metri e mezzo di lunghezza, il più grande dei “vive”, cui parteciparono oltre sessanta artisti e partecipanti alla manifestazione. Conclusi la performance, durata alcuni giorni, con una enorme cancellatura finale. Nello stesso anno su “La Gola” Colonnetti scrisse un pezzo molto dettagliato su quest’opera.





Albergoni
Al.Sa

Parole sui muri
- Tornando un attimo indietro: in che anno hai conosciuto Sassi?

Xerra - Nel 1968 Rosalba e io avevamo una galleria a Piacenza e abbiamo fatto una mostra con i manifesti di questi milanesi, Sassi e Albergoni, agenzia Al.sa.

Gazzola - A quel tempo c’era già stata una grande rassegna a Fiumalbo, nel 1967, intitolata “Parole sui muri”, cui parteciparono oltre cento tra artisti e poeti.






Adriano Spatola
Claudio Parmiggiani



Centro di Documentazione Visiva
Fontana


Alviani, Bonalumi, Scheggi, Castellani
- Secondo te, come fece Sassi a sapere di Fiumalbo, ad andare là? (NdR “Parole sui muri” fu il titolo di una rassegna internazionale delle avanguardie, che svoltasi a Fiumalbo, tranquillo e operoso paese dell’Appennino modenese nell’estate del 1967 e del 1968).


Gazzola - secondo me era stato invitato a parteciparvi da Adriano Spatola e Claudio Parmiggiani, che erano i principali organizzatori della rassegna. Il mondo della grafica appariva loro già come la naturale concretizzazione dell’idea fisica di letteratura, di verso, di parola, di lettera. Nel loro sistema estetico la parola era un oggetto fisico.

Xerra - Al nostro Centro di Documentazione Visiva, a Piacenza, si faceva sperimentazione, eravamo i ribelli della città. Guardavamo alle cose nuove. Come prima mostra avevamo fatto Fontana, allora era ancora vivo. Abbiamo detto: facciamo Fontana, l’ultimo dei grandi, e già lo consideravamo superato!… ma pensa il giovane com’è! Noi consideravamo Fontana superato, incredibile! Ripensarlo dopo tanti anni mi sembra impossibile! Allora abbiamo fatto Fontana per rompere il ghiaccio in città, poi sono venuti Alviani, Bonalumi, Scheggi, Castellani: gli oggettuali.

Rosalba - … ma erano già più concettuali che oggettuali




NAC

Galleria Annunciata
Rossetti




Simonetti







Corrado Costa
Porta
Malinconia
Milanopoesia
Alfabeta
Guerra alla Guerra
Stratos
Galleria di Porta Ticinese
Giovanni Rubino
Spatola




Galleria Breton




studio Santandrea
galleria Santandrea
- Questo gruppo milanese di cui faceva parte Sassi l’avete contattato voi o vi hanno contattato loro? E come ne siete venuti a conoscenza?

Xerra - Li abbiamo contattati noi. Li conoscevamo attraverso “NAC”, una buona rivista d’arte. Eravamo attenti ad alcune mostre milanesi che iniziavano delle nuove storie. Seguivamo da vicino l’attività della Galleria Annunciata di via Manzoni, a Milano, e Rossetti era il gallerista che seguiva gli oggettuali.

Rosalba - ….e c’era anche quest’altra galleria di Brescia…Gianni, dopo che venne a fare questa cosa con noi , continuò ad avere buoni rapporti.

Xerra - Simonetti era un grande amico di Gianni, anche lui era a Fiumalbo. Erano sempre insieme. Gianni ha avuto una spalla notevole, perché Simonetti era l’intellettuale, il nobile della rivoluzione, era irraggiungibile.

Rosalba - Siamo andati avanti alcuni anni a frequentarci, poi ci siamo un po’ persi di vista, c’è stato un vuoto di alcuni anni.

Xerra - C’è stato un vuoto con Gianni, dal ‘76 ai primi anni ‘80 circa, poi l’ho ritrovato attraverso Corrado Costa. Avevo chiesto a Porta una presentazione e poi un altro testo per “Malinconia” nell’ ’82, ma eravamo già a Milanopoesia. In quegli anni vedevo Porta alla Bompiani.
(NdR Porta nell’1982 era redattore di “Alfabeta” e nello stesso anno partecipò a “Guerra alla Guerra” l’evento culturale organizzato da Sassi)

Xerra - In quel periodo avevo conosciuto Stratos, grazie a Sassi, che me lo presentò. Poi frequentai la Galleria di Porta Ticinese, quella di Giovanni Rubino. Gianni lì, però, non c’era.
Inizialmente non avevo un’amicizia stretta con Gianni, c’era stima. Già conoscevo Porta, poi Spatola e Corrado Costa. Corrado è stato per me una grande attrazione, perché con lui ho cominciato a parlare di pittura e di poesia e di suoni, e tra noi si è instaurato un legame particolare. Con Gianni ancora non avevo avuto modo di parlare di pittura, era un’altra storia. Anche Porta come Simonetti, era il “nobile “ della situazione.
Ho legato molto con Costa e ho un po’ perso di vista Sassi, frequentando di meno Milano.
Ho mantenuto rapporti solo con la Galleria di Porta Ticinese. Mi ricordo una famosa mostra che Sassi fece con Simonetti sui vetri dei flipper: era alla Galleria Breton, nei primi anni ’70. Nello stesso momento Costa e io avevamo programmato di costruire dei flipper diversi, dei flipper in movimento.
Sai, le cose nascono non si sa bene perché. Io ero il cosiddetto artista di provincia ,che sapeva poco, che andava ogni tanto a Milano. Io non avevo visto in realtà la mostra dei flippers, Costa invece si, probabilmente. In quello stesso periodo, sempre 1972, io e Corrado presentavamo i flipper allo studio Santandrea. Quando uno è giovane ci sono gelosie, rivalità….. né Sassi nè Simonetti né tutto il gruppo …nessuno venne a vedere la nostra mostra alla galleria Santandrea, che era una galleria di punta in quegli anni, una galleria di avanguardia, importante.
Prima ti ho detto che la grafica è molto importante ed equivale a certe operazioni alte di arte, ma allora la grafica era considerata un’ancella. Io e Corrado avevamo fatto una cosa grande e quindi tutto il resto poteva anche scomparire, da un certo punto di vista. Ma in fondo Corrado ed io, sottilmente e decisamente, eravamo convinti che quella grafica era troppo importante. Vedere una grafica così in Italia era difficile allora, era difficile!







Balestrini

Valeria Magli






Poesia da mangiare
Locatelli
- Come mai questo essere di sinistra e di un certo ambiente di Gianni e l’ essere così legato a schemi americani era vincente in quel momento?

Rosalba - L’attenzione di quell’ ambiente era rivolta a quella che veniva chiamata “l’altra America”, dai romanzieri veristi del New Deal e dai grandi musicisti.

Xerra - Anche con Balestrini avevamo buoni rapporti. A Piacenza fu organizzato un convegno di poesia, nel’78, credo, o forse ’79, di cui furono animatori appunto Sassi e Balestrini. Nell’ ’80 mi invitarono a costruire un evento a Pavia. Tre giorni di performances. Invitai Valeria Magli, perché desideravo una ballerina nella mia performance in piazza, allora andai da Sassi . E così ritorna Sassi. Ricominciammo a frequentarci dall’ ’80.
Prima ci si conosceva, ma non ci si frequentava. Ecco che nell’ ’80, avviene la scintilla tra me e Sassi, iniziamo a frequentarci, io passavo spesso a trovarlo….e Sassi su di me ebbe delle intuizioni….

Rosalba - Quando abbiamo fatto “Poesia da mangiare” da Locatelli, loro c’erano?

Xerra - Si, c’erano, ma era prima. Eravamo in via San Bernardo, o in via Garibaldi?

Gazzola - L’influenza della grafica sulla poesia concreta e visiva si avverte molto bene quando si guardano alcune realizzazioni degli anni Sessanta-Settanta, ma anche degli anni Venti: l’uso del foglio di stampa, la piegatura, il lettering, l’impaginazione rigorosa ma eccentrica…

Xerra - Un conto è un’avanguardia che stava per crollare: il concettuale, l’arte povera, che stava morendo e quindi era necessario riprendere in fondo l’emozione dal vero, perché in fondo c’era ancora l’idea dell’artista, della manualità dell’artista, il piacere del fare in quel momento. Oggi no, oggi è un’altra storia: fanno, ma non è più il piacere del fare. E’ un altro tipo di piacere.
Si potrebbe parlare a lungo su quest’altro tipo di piacere. Eugenio ne sa più di me su questo modo di conduzione dell’opera, non attraverso un piacere interiore così forte, come poteva essere allora, ma è un’altra storia, che io verifico a Brera con i giovani. Non lo so, sarà diverso da allora? Non lo so… però non è più quello. So che è diverso, non può essere come allora, come io non posso essere né Michelangelo né Piero della Francesca. Ti immagini avere il potenziale di Fidia?! Avere tutto questo potenziale! Ma pensa, avere il potenziale di Fidia…! Il primo! Quello che esce da quelle fasciature che usavano per i bambini neonati! Il primo!

Fluxus




Carrega
Mercato del Sale
Bellora





Alfabeto in sogno
Parmiggiani

- Allargando un po’ il discorso: di Fluxus cosa diresti?

Xerra - Di Fluxus come della poesia visiva…ecco, la poesia visiva ha costruito tanti poeti visivi, e tra questi potremmo togliere i dilettanti e potremo tranquillamente togliere tanti che non sono neanche dilettanti… Grandi movimenti che hanno purtroppo distribuito anche carte false per acquisire adepti. Ho vissuto nell’ambiente del Carrega – al Mercato del Sale - e ho visto tanti operatori passati di lì, e insieme ho visto anche la superficialità dello stesso Carrega e dello stesso Bellora, che in un primo momento avevano condotto felicemente un programma serio, ma alla fine c’è stata un vera decadenza. Ritornando al Carrega, che io ho frequentato molto dalla fine degli anni 70 fino all’84-85, ecco, lui aveva raccolto diversi dilettanti dalla produzione artistica vasta ed eterogenea, che si poteva e si può paragonare – come diceva frederich Schlegel – ad uno spaccio di generi alimentari. Sporcare qualche fogliettino insomma … a livello proprio basso e quindi da vergognarsi nei confronti di Apollinaire e Baudelaire e ancor prima di certi magnifici fogli del 400 o del 500 o del 600, ti ricordi la mostra di Reggio Emilia “Alfabeto in sogno” curata da Parmiggiani, una mostra importante… Riferimenti di questo genere ti fanno pensare…
Prima abbiamo parlato di manualità, ma c’è anche una manualità di pensiero. Puoi pensare anche di forare il cielo, di oltrepassare la galassia, d’accordo, tu puoi costruire un pensiero denso di significato e denso di sapere, mentre un certo tipo di forma e di contenuto ha veramente abbassato il livello dell’arte.




- Come se queste persone, mescolando i generi, avessero trovato la via più facile, facendo mezza poesia mezza arte visiva?

Xerra - Come il superamento del taglio di Fontana… ma Fontana aveva alle spalle una vita di lavoro, di manualità, di correttezza di sapienza particolare, mentre invece oggi troviamo certi che non hanno proprio niente e quindi… questo vale per la poesia visiva, vale per tutto.

Fluxus


Nouveaux Realisme
Pierre Restany
- Anche per Fluxus ?

Xerra - Anche per Fluxus... Coloro che si sono avvicinati in qualche modo a questo movimento importante come il Nouveaux Realisme di Pierre Restany. Non si può prendere niente sotto gamba… non bisogna prendere le scorciatoie per dire adesso lo faccio anch’io. Devi fare il tuo percorso significativo , di lavoro, per arrivare a… Se sei grande come Fidia… Però anche Fidia avrà scalpellato tanto prima! Di Michelangelo per esempio dicono che a vent’anni era già un artista, ma a dodici anni era già con lo scalpello in mano! Oggi uno non fa “bottega” e vuole arrivare subito! Non è giusto. Oggi la distrazione attraverso il modulo del consumismo ci porta a pensare che si possa arrivare subito. Non è assolutamente vero.









Fluxus
- Ma questo fenomeno secondo te è interno all’arte o è una perversione provocata dalla commercializzazione?

Xerra - E’ anche provocato dalla commercializzazione, dalla superficialità delle Accademie che non si sono aggiornate. Ritengo che l’accademia dovrebbe completamente rinnovarsi, e studiare il modo di individuare una formula come materia unica. Potrebbe essere… scenografia, dove in quel rettangolo tu costruisci quello che vuoi: puoi inserire pittura scultura, musica, video, design . Il corpo e i sensi. Dobbiamo ancora rivedere e considerare i nostri sensi, che il potere vuole piegare a suo vantaggio. Adesso qui stiamo un po’ uscendo dall’argomento … però Fluxus ha avuto questa particolare intuizione grazie ad altre precedenti esperienze, quindi si è rinnovato e ha calcato la mano, ha sottolineato alcune posizioni ridicolizzando anche, addirittura sovrapponendo e facendo anche della retorica. Possiamo dire anche retorica di Fluxus quando le manifestazioni, i gesti sono portati alle estreme conseguenze, il compiacimento eccessivo di certi gesti di certi suoni, di certe ripetizioni.



Fluxus
- Ma questo in Italia o nel mondo?

Xerra - Dovunque. Gli artisti di strada, quelli che in fondo non sanno di essere Fluxus, non sanno di essere estremisti, ma sanno solamente di essere saltimbanchi o dei cosiddetti giocolieri, paggi di corte, quelli in fondo che hanno ancora la necessità e il piacere di ricevere l’osso e si rendono conto che possono solo ricevere l’osso, che può anche essere anche oro, ma comunque è osso. Ecco, quello che dicevo della poesia visiva vale per Fluxus, vale per la multimedialità. Non posso dirti oggi cos’è che ha valore oggi.
Penso che oggi l’arte non risolva il procedere… non siamo consapevoli , come forse in tutti i tempi, di quello che stiamo producendo. Oggi rischiamo di perdere il contatto e di essere cancellati , perché la superficialità e la demenzialità del nostro tempo è vergognosa. Ritorno ancora sull’idea del consumismo eccessivo che porta all’esclusione di quelle teste pensanti, ma l’arte cosiddetta è sempre la salvezza del mondo, speriamo che sia proprio ancora questa, l’arte, la poesia, che possa salvare il mondo, non so poi come procederà ,con quale forma e via discorrendo … questa è una speranza giustificata... che sempre ha risolto anche la politica. È in fondo sempre l’arte che poi viene a raccontare i fatti, gli eventi. Si, oggi la fotografia, la televisione, ci raccontano, ma i racconti veri sono sempre legati alla scrittura, a un racconto diverso che da un’immagine diretta. L’arte non è un rifugio, l’arte vuol dire stare in trincea.
Perché tutti vogliono da te la verità? Vogliono il massimo da te, tutta la verità, e spesso, quando gliela dai tutta, non ci credono, quando è troppa non ci credono, è una storia strana quella dell’artista. Sì, perché sei fuori dagli schemi, fuori dalle regole, mentre la massa tende a stare dentro gli schemi….vuole che il treno parta sempre alla stessa ora!
Ecco perché l’arte è una minaccia per l’ordine. Platone nella “Repubblica” sottolinea quanto il potere dell’immaginazione sia distruttivo. Paradossale, vero?

   
  Biografia William Xerra

William Xerra è nato a Firenze nel 1937, ha studiato al Liceo e all’Accademia di Belle Arti di Brera dove attualmente è Visiting Professor. Vive e lavora a Ziano Piacentino.
A metà degli anni Sessanta la parola scritta si pone come elemento fondante dell’opera dell’artista, che caratterizza quasi tutto il percorso del primo Xerra, che si conclude all’inizio degli anni Settanta nel segno “VIVE, logo tipografico che accompagna tutta l’opera dell’artista.
Il suo incontro con la poesia visiva si colloca verso il 1967, anno in cui Xerra frequenta intellettuali ed esponenti del “Gruppo 63” che operano tra poesia ed immagine, da Emilio Villa a Corrado Costa, da Antonio Porta ad Adriano Spatola. Degli inizi degli anni Settanta sono: “La Verifica del Miracolo” con Pierre Restany, “Le Buste Riflettenti”, “l libri – oggetto, l’intervento sulle lapidi dismesse”
e “I Poemi – flipper” eseguiti con il poeta Corrado Costa.
Quando, agli inizi degli anni Ottanta, Xerra “ripensa” alla pittura, tutte queste esperienze tornano nel quadro, inteso come luogo di raccolta incessante di azioni, citazioni, “appunti”. Filiberto Manna lo conferma, nel 1987, uno dei Maestri italiani della pittura-scrittura-pittura.

Selezione bibliografica delle personali (cataloghi):

1971 - Sebastiano Vassalli, “Lettera a William Xerra”, Edizioni Libreria Marsilio, Padova;
1973 - Emilio Villa, “The Flippant Ball-feel”, Edizione Mana, Roma;
Giorgio di Genova, Pierre Restany “Oltre l’immagine riflettente” Edizione Geiger, Torino;
1976 - Carlo A. Quintavalle “Xerra e il rimosso” in “Vive” ed. Geiger, Torino;
Pierre Restany “Verifica del Miracolo” ed. Scheiwiller, Milano;
William Xerra, “Contiamo i minuti” Edizioni dell’autore, Piacenza;
1979 - Franco Solmi, Vanni Scheiwiller “Percorso rituale nei sassi di Matera” Edizioni Scheiwiller, Milano;
1983 - Ugo Carrega, Antonio Porta, “Malinconia”, Edizioni Del Mercato del Sale, Milano;
1985 - Gillo Dorfles, “Xerra ellera errare strale”, monografia, Edizioni Prearo, Milano;
1990 - Filiberto Menna, “Le parole della pittura”, Edizioni Galleria Mazzocchi, Parma;
1992 - Claudio Cerritelli, “Immagini per un profilo di Xerra, opere 1970-’90” Collezione Comit, Milano;
1993 - Aldo Tagliaferri, “Morso dal suono”, Edizioni Michele Lombardelli, Piacenza;
1995 - Aldo Tagliaferri, “La pittura di William Xerra come rappresentazione del limite e come limite della rappresentazione”, monografia, Edizione Mazzotta, Milano;
1996 - Andrea Borsari, “Luci e colori d’Italia”, Edizioni Corraini, Mantova;
Enrico Gusella, “Frammenti nel tempo”, Edizioni Comune di Padova. 1997 - Carlo A. Quintavalle, “Materiali per racconti possibili”, Edizioni Skira, Milano;
2000 - Andrea Borsari, Alberto Crispo, Milli Graffi, Lucia Miodini, Roberto Tagliaferri, Paul Evangelisti, “Via Crucis”, Edizioni Monogramma de Il Verri, Milano;
2001 - Andrea Dall’Asta, Francesco Tedeschi, “Il mistero della Passione”, Edizione ML&MLF; Marco Senaldi, Emma Zanella, “ViVE” Edizioni Civica Galleria d’ Arte moderna di Gallarate;
Roberto Borghi, “Una cornice sul vuoto”, Edizioni Comune di Codogno.


www.xerra.it