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| Demetrio Stratos |
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«Se una nuova vocalità può esistere dev’essere vissuta da tutti non da uno solo: un tentativo di liberarsi dalla condizione di ascoltatore e spettatore cui la cultura e la politica ci hanno abituato. Questo lavoro non va assunto come un ascolto da subire passivamente, ma come un “gioco in cui si rischia la vita”».
Demetrio Stratos
«La voce. Cosa c’è dietro questa parola, e a che cosa essa viene ricollegata nelle sue accezioni più immediate? Al linguaggio parlato (con le sue infinite implicazioni) al canto, al bel «canto» (che è un’altra cosa ancora), e in ogni caso, genere, ad un tipo di comunicazione umana facilmente decodificabile. Nulla di tutto questo, però, interessava a Demetrio Stratos, perché la lingua parlata, il canto sono già il risultato di una codificazione, di una coagulazione forzata e restrittiva delle possibilità infinite e sconosciute della voce intesa come fenomeno vibratorio delle corde vcali.(…) La voce studiata da Stratos è invece l’insieme delle potenzialità e degli effetti sonori che questo fenomeno vibratorio-fisiologico crea e scatena; è l’insieme delle perdute possibilità prebabiloniche di espressione e di comunicazione; è il recupero di una complessa vocalità pre-culturale ….Un recupero attuato ricostruendo a ritroso - con l’attenzione dello storico e la genialità dello scienziato – la mappa dei guasti e delle mutilazioni attuate dalla civilizzazione occidentale.(…)
Stratos libera la custodia della laringe; e lo strumento voce, la sua voce fuoriesce da quest’ultima come dal vaso di Pandora, pronta ad eseguire il “mai dimostrato”, a dire il “mai detto”, a sdoppiarsi e moltiplicarsi in “diplofonie, trifonie e altro”».
Gigliola Nocera
(Da “Cantare la voce”, “Alfabeta”, n. 17 – Settembre 1980)
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