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| Righe a ballo |
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| performance
di Valeria Magli |
Le coreografie, esattamente le ‘scritture del ballo’,
servono ad eseguire, memorizzare o riprodurre i percorsi e
i passi di un balletto.
Io traccio percorsi come segni sulla pagina, che è
pianta del palcoscenico, e annoto poi i passi e la loro nomenclatura.
Ciò dura per mesi o una notte sola. Ne viene fuori
un quadernetto da cui escono le danze e (dopo) queste operazioni
con ‘vetrini’, con tessuti, e con la scrittura.
Alle annotazioni tecniche dei passi di danza ho sostituito
le annotazioni letterarie che mi sono servite per costruire
lo spettacolo. L’uso dei pastelli colorati da principio
era determinato dal bisogno di diversificare traiettorie (le
diagonali) sempre uguali e ripetute.
Il passaggio dal pastello alle bacchete di vetro è
un po’ oscuro e anche casuale.
Nel periodo in cui lavoravo a queste tavole, trovandomi per
un lungo periodo a Venezia, pensavo alla “opacità
degli stati d’animo” citata da Savinio e alla
“trasparenza” delle idee fisse dei desideri.
E pensavo anche alla duplicità della fallica banana
e del morboso del titolo, del rigido e del molle. S’intende
che qui giocano il maschile e il femminile.
Il collante di queste bacchette trasparenti.
Valeria Magli
(“Poche parole per le righe”, tratto dal libretto
“Valeria Magli, righe a ballo”)
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